espropricentrostudi@libero.it

La tutela dell’espropriato

Introduzione

I procedimenti ablatori, di cui fa parte l’espropriazione per pubblica utilità, come dice la loro stessa denominazione, si possono genericamente indicare come quelli con cui il pubblico potere, per un vantaggio della collettività, sacrifica un interesse ad un bene della vita di un privato.

È evidente l’opportunità di prevedere in materia procedure snelle, non farraginose, sì da evitare che i ritardi nell’iter espropriativo arrechino gravi conseguenze agli interessi pubblici e privati.

La dichiarazione di pubblica utilità è l’atto con il quale il competente organo pubblico accerta e dichiara che una certa opera o un certo intervento è di interesse pubblico, rendendo quindi legittimo il trasferimento coattivo del diritto di proprietà o di altro diritto di un bene mediante un particolare procedimento.

Essa trova, storicamente, la prima compiuta formulazione nell’art. 17 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 26.8.1889: la proprieté étant un droit inviolable et sacré, nul ne peut en étre privé, si ce n’est lorsque la nécessité publique, légalment constatée, l’exige évidentement, et sous la condition d’une juste e prèalable indennitè.

L’art. 2 poneva la proprietà tra i diritti naturel ed imprescriptibles.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale (art. 42 Cost.).

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale (art. 43 Cost.).

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane (art. 44 Cost.).

Altri articoli della Costituzione altrettanto rilevanti in materia espropriativa sono l’art. 117 e l’art. 118.

Il Codice Civile del Regno d’Italia, approvato con r.d. 16.3.1942, n. 262, ancora in vigore, all’art. 832 afferma: il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.

E nel successivo art. 834 affrontando espressamente il tema dell’espropriazione per pubblico interesse, dispone: nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà se non per causa di pubblico interesse legalmente dichiarata, e contro pagamento di giusta indennità.

Questi i principi generali, ma la riserva di legge posta dall’art. 42 Cost. rimette alle leggi ordinarie la concreta determinazione dei poteri discrezionali attribuiti alla p.a. in ordine alla scelta degli organi investiti dal potere espropriativo, l’interesse in considerazione del quale è consentito l’esercizio di quel potere, i beni suscettibili di espropriazione, i soggetti a favore e nei confronti dei quali può aver luogo l’esproprio e il giusto indennizzo, fissando nel contempo le regole procedurali (Corte cost. 11.5.1971, n. 94 in http://www.giurcost.org).

E le leggi ordinarie, pur nei frequenti sussulti -e correlative oscillazioni giurisprudenziali- hanno in definitiva progressivamente accentuato la funzione sociale della proprietà, intesa non più come diritto assoluto e inviolabile, privilegiando invece una visione in cui essa sia caratterizzata dall’attitudine ad essere sottoposta nel suo contenuto a limiti e ad imposizioni sempre più onerosi.

Del diritto di proprietà si è detto che è un “diritto elastico”, nel senso che per quanti limiti vi si impongano, non viene mai privato della sua sostanziale natura.

Ciò è indubbiamente vero. Purché si eviti che, nella ricerca di un equilibrato contemperamento tra interessi pubblici e interessi privati (i cui confini peraltro non sono sempre ben definiti) l’elastico non giunga al punto di rottura, lasciando aperta la porta alla violazione di principi e garanzie fondamentali accolti in tutte le legislazioni degli stati democratici soprattutto in tema di giusto indennizzo e, per quanto riguarda la Comunità europea, sanciti nell’art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo firmato a Parigi il 20 marzo 1952 e ratificato in Italia con l. 4.8.1955, n. 848: ogni persona fisica e morale ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà salvo che per cause di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: